Home News Utilizzo delle cellule staminali in chirurgia plastica ed in medicina estetica
Utilizzo delle cellule staminali in chirurgia plastica ed in medicina estetica PDF Print E-mail
Written by Jacopo Pattarino   
Tuesday, 17 February 2009 11:29
Negli ultimi anni sta prendendo sempre più campo la ricerca sulla possibile applicazione delle cellule staminali a vari campi della medicina e della chirurgia e la chirurgia plastica è proprio uno di quei settori che massimamente potrebbe trarre vantaggio da questo nuovo, affascinante, universo scientifico.  Anche nel corso del cinquantasettesimo congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica tenutosi questo anno a Napoli sono emerse le innumerevoli possibilità di utilizzo delle cellule staminali in questa branca della medicina.
 
 

Attualmente di grande interesse è l’opportunità di poter ricavare dal tessuto adiposo (facilmente reperibile mediante una piccola liposuzione) una piccola quantità di cellule staminali da conservare come una “riserva” per anni e da cui poter ottenere, inducendo una adeguata differenziazione, varie linee cellulari. E’ stato dimostrato dal dott. Peter Fodor la possibilità di ottenere, da cellule staminali ricavate mediante liposuzione, cellule ossee, cartilaginee, fibroblasti. I fibroblasti, mediante la loro produzione di collagene ed elastica concorrono al mantenimento di una pelle elastica, sana e giovane. Durante l’ invecchiamento la vitalità di queste cellule diminuisce e con essa la produzione di collagene ed elastina, con il risultato che la pelle appare più sottile, meno elastica e meno tonica. 
Sarebbe possibile ottenere mediante un prelievo di tessuto adiposo cellule staminali da mantenere in coltura e poter utilizzare negli anni diversificandole   nel senso fibrobalstico e iniettandole nelle zone del volto più colpite dai segni dell’ età. In alternativa si potrebbero isolare dei fibroblasti “staminali” mediante un cell sorter ( una particolare macchina in grado di separare cellule “staminali” da un campione di tessuto) da un piccolo prelievo di cute del paziente. Ovviamente questo prelievo andrebbe fatto in età giovanile, magari fra i 18 e i 25 anni. In questo modo, mettendo le cellule estratte in coltura e poi crioconservandole a -198 C si potrebbe ottenere una banca di fibroblasti sempre giovani da poter utilizzare al bisogno per correggere rughe od altri segni di invecchiamento del paziente mediante una semplice, indolore e rapida iniezione. Questa metodica permetterebbe di avere del tessuto autologo, esente quindi da rischi di rigetto, con cui  poter trattare nel tempo un paziente al posto dei comuni filler usati in chirurgia plastica. Infatti nessun prodotto sintetico potrebbe mai sostituirsi all’ impiego di fibroblasti autologhi conservati in coltura.
Dobbiamo ricordare però che le applicazioni in chirurgia plastica di una coltura di cellule staminali autologhe non si ferma alla sola estetica, ma va ben oltre. Di fondamentale importanza sarebbe la possibilità di utilizzo nella ricostruzione di vaste perdite di sostanza, come per esempio ustioni od ulcere differenziandole in coltura fino ad ottenere dei cheratinociti da disporre in lamelle sulle aree lese dello stesso paziente da cui in precedenza si è  effettuato il prelievo.
Last Updated on Wednesday, 18 March 2009 12:07
 
Ulti Clocks content
Image Gallery
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow